domenica, luglio 31, 2005

L'umiltà della tragedia

"Montalbano non seppe né comu né pirchì, ma tutto 'nzemmula si susì, currì in cucina. Michela non c'era. S'affacciò al balcone rapruto. [...] Michela si era ghittata giù, senza diri una parola, senza fari un grido. E il commissario capì che la tragedia, quann'è recitata davanti alle pirsone, assume pose e parla alto, ma quanno è profondamente vera parla a voce vascia e ha gesti umili. Già, l'umiltà della tragedia." (A.Camilleri, La luna di carta)

Chi prova un dolore grande, chi porta in sè una grave sofferenza interiore non grida e non geme...Serba nel suo cuore il pensiero che lo turba con umiltà e compostezza..."L'umiltà della tragedia", come direbbe il commissario Montalbano...

In questa sera di domenica, l'ultima del mese di Luglio, voglio dedicare un pensiero a tutte quelle persone che vivono la loro tristezza nella solitudine e nel silenzio, nell'attesa di un abbraccio, di un Incontro autentico che dissipi le tenebre dei loro cuori ridestando in essi una dolce vibrazione...

Pensando soprattutto a loro, trascrivo questi versi, nella speranza che...

"Oh leggerezza che riposi eterna,
dove l'indugio cresce nel pensiero

prendi la vita e lanciala nel buio
con il colore che materno crede
nella resurrezione dell'amore.

Il seprio che fa ridere la folla
e crepitare la materia, suona
come il bacio che invoca la mia morte
e la figura esce dalle mani
dell'Artista,
che di Dio crea
soltanto con il suo respiro
"

(A.Merini, Eternamente vivo)

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mercoledì, luglio 20, 2005

Neverland

Stamattina mi è capitato di vedere questo film (Neverland, appunto!) a mesi di distanza dalla sua uscita nelle sale cinematografiche...

Il film racconta storia di James M.Barrie, affermato drammaturgo scozzese che, stufo dei soliti vecchi temi, inaspettatamente trova una nuova ispirazione quando un giorno, durante la passeggiata che fa ogni giorno per i giardini di Kensington, incontra la famiglia Llewelyn Davies, quattro bambini orfani di padre e la loro bella madre. Nonostante la disapprovazione della nonna dei bambini e il risentimento di sua moglie, Barrie fa amicizia con la famiglia trasformando i ragazzi nei "ragazzi perduti dell'isola che non c'è". Dalle avventure elettrizzanti dell'infanzia scaturisce il capolavoro di Barrie, Peter Pan.

A prescindere dalla convenzionalità della trama, il film presenta delle piacevoli scene di astrazione dalla realtà, dispiegando, dinanzi agli occhi ingenui dello spettatore, un sottile gioco di illusioni che consentono di infrangere i tristi movimenti della quotidianeità per rifugiarsi in un flusso inaspettato di fantasia che si apre sul mondo della possibilità...

Al di là di ogni valutazione... credo che la storia narrata nel film ci ponga dinanzi alla seguenti questioni: è possibile per  un adulto possedere ancora quella facoltà di immaginazione di cui si è tanto dotati da bambini? E, soprattutto, tale fantasia riesce effettivamente a mascherare le deformazioni della realtà, presentandole sotto una luce nuova, oppure si rivela, ancora una volta, blanda ed illusoria???

Beh...credo che se fossimo in grado di conservare in noi almeno un riflesso di quest'immaginazione, sapremmo affrontare avversità e dolori con una freschezza ed una leggerezza del tutto inaspettate...

 

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giovedì, luglio 07, 2005

Il piccolo principe

(Dal cap. XXI)

"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".
"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.

Dedico questa pagina, tratta da "Il piccolo principe" di A. de Saint-Exupéry a tutti quelli che, nonostante le inevitabili avversità che incontrano, continuano a credere che "l'essenziale è invisibile agli occhi"...

Al di là di quello che accade ogni giorno, al di là di quello che vediamo, al di là della superficie visibile delle cose, esiste la possibilità di una "quarta" dimensione, uno squarcio di surreale che si apre fra le grigie pareti della realtà...

E come dare un nome a quest' invisibile???Chi crede lo chiama Dio, chi non crede la chiama "essenza soprannaturale"... Ma ciò che unisce entrambi è la profonda fiducia nell'esistenza di qualcosa che va "oltre", e nella convinzione che quest' "oltre" sia più vero e autentico della realtà stessa...

In quest' "oltre" germoglia lo spazio interiore all'interno del quale l'io trova l'incontro più intimo con se stesso...

 

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