L'umiltà della tragedia

"Montalbano non seppe né comu né pirchì, ma tutto 'nzemmula si susì, currì in cucina. Michela non c'era. S'affacciò al balcone rapruto. [...] Michela si era ghittata giù, senza diri una parola, senza fari un grido. E il commissario capì che la tragedia, quann'è recitata davanti alle pirsone, assume pose e parla alto, ma quanno è profondamente vera parla a voce vascia e ha gesti umili. Già, l'umiltà della tragedia." (A.Camilleri, La luna di carta)
Chi prova un dolore grande, chi porta in sè una grave sofferenza interiore non grida e non geme...Serba nel suo cuore il pensiero che lo turba con umiltà e compostezza..."L'umiltà della tragedia", come direbbe il commissario Montalbano...
In questa sera di domenica, l'ultima del mese di Luglio, voglio dedicare un pensiero a tutte quelle persone che vivono la loro tristezza nella solitudine e nel silenzio, nell'attesa di un abbraccio, di un Incontro autentico che dissipi le tenebre dei loro cuori ridestando in essi una dolce vibrazione...
Pensando soprattutto a loro, trascrivo questi versi, nella speranza che...
"Oh leggerezza che riposi eterna,
dove l'indugio cresce nel pensiero
prendi la vita e lanciala nel buio
con il colore che materno crede
nella resurrezione dell'amore.
Il seprio che fa ridere la folla
e crepitare la materia, suona
come il bacio che invoca la mia morte
e la figura esce dalle mani
dell'Artista,
che di Dio crea
soltanto con il suo respiro"
(A.Merini, Eternamente vivo)






